
Il Progetto Ev-K2-CNR con sede a Bergamo, da molti anni si occupa con grande professionalità e dedizione della promozione e coordinazione delle ricerche scientifiche sulla catena dell’Himalaya.
Visita il sito ufficiale:
http://www.evk2cnr.org
Grazie alla costruzione della Piramide, dieci anni fa, vi è stato un repentino e notevole incremento qualitativo e quantitativo della ricerca, specialmente nell’ambito della Regione dell’Everest (Sagarmatha o Chomo Lugma nelle lingue nepalese e tibetana).
A seguito della costituzione del Parco Nazionale dell’Everest (Sagarmatha National Park) e ad una richiesta sempre crescente da parte di alpinisti e trekker da tutto il mondo, negli ultimi anni si è osservata una dramimatica crescita dell’IPT – Index of Tourist Positioning (indice dell’impatto turistico), così come riportato da A. Baroni et Al. nel lavoro pubblicato sulle pagine del sito www.mountnet.net.
Si è passati, infatti, dai 20 turisti del 1964 ai 5836 del 1981 per arrivare ai 21.896 dell’ultima stagione.
Tutto ciò si è accompagnato ad un incremento parallelo di sherpa e altra popolazione, attirata dalla possibilità di lavoro nella Regione e al crescente numero di animali da trasporto, che affiancano i portatori sherpa in questa attività. Facile prevedere che la pressione antropica determini un crescente impatto ambientale sempre più dannoso, ivi compreso il problema del degrado geomorfologico, dovuto alla crescente necessità di legna per cucina e riscaldamento.

La Sottosezione di Pedara del CAI Sezione dell’Etna, col patrocinio di vari Enti pubblici e privati, ha ritenuto di poter intervenire nei problemi ambientali della Regione del Solu Khumbu organizzando nel 2001 una spedizione con la finalità di svegliare e mantenere vigile una presa di coscienza della realtà di un ambiente fragile e sottoposto ad un crescente impatto antropico.
La Spedizione ha agito su diversi fronti, secondo tre precise linee progettuali.

Di seguito le linee progettuali ed alcune pagine del diario di questa magnifica esperienza.
 Linee progettuali sviluppate
TEMA n°1
Analisi e monitoraggio della vegetazione della valle del Khumbu, screening chimico dell'acqua e dei maker chimici estratti dai vegetali campionati, per elaborare uno studio di verifica dello stato del crescente impatto antropico derivato dalla funzione turistica nella Valle.
Coordinatore responsabile: Fabrizio MELI
TEMA n°2
Campagna di sensibilizzazione indirizzata a trekker, alpinisti e popolazioni locali, fruitori degli ambienti himalayani, per il contenimento del grado di inquinamento ambientale a livelli ecocompatibili.
Coordinatore responsabile: Nuccio FARO
TEMA n°3
Comparazione tra il sistema scolastico italiano e quelli della capitale del Nepal, Kathmandu e della Valle del Khumbu. Sviluppo di progetti formativi comuni nell'ambito della salvaguardia dell'ambinte del Solu Khumbu, regno di Sagarmatha.
Coordinatore responsabile: Angelo RAPISARDA
|
 28-10-2001: Partenza
E’ cominciata ieri a Pedara in chiesa e al Municipio la spedizione catanese per l’Everest.
"ALLA RICERCA DEL BELLO DEL CREATO"
Insieme a Messa i sei trekkers prima di partire per il Nepal.
"Alziamo gli occhi e verso i monti scorgiamo l’aiuto di Dio. La montagna è la fede, scalandola possiamo scrutare il cuore di Cristo. E attraverso questa esperienza , in cui vi sembrerà di toccare il cielo con le mani, tornate più ricchi di conoscenza. Volate in alto, alla ricerca del bello e del buono del Creato".
L’augurio, a corollario dell’Omelia, di Padre Barbaro Scionti ai trekkers etnei già con gli zaini in spalla, il biglietto staccato per l’Everest e l’emozione trattenuta a stento. Una celebrazione toccante ed intensa, culminata con l’inaspettata visita dell’Arcivescovo Luigi Bommarito, giunto appositamente a benedire i sei alpinisti, nella basilica pedarese di Santa Caterina gremita da familiari, amici, fedeli, numerose istituzioni, puntellata da macchie di colore ad identificare le diverse uniformi dei Corpi militari e delle associazioni. A smorzare il clima di corale commozione, le note briose della banda comunale, che ha accolto sul sagrato la spedizione composta da Nuccio Faro, Angelo Rapisarda, Fabrizio Meli, Mimmo Caruso, Antonio Privitera ed Orazio Aiello, abbracciati dalla gente.
Per tre settimane marceranno sulla vetta più alta del mondo sfiorando i seimila metri. Si impegneranno a raccogliere i rifiuti di un inquinamento sempre più problematico e porteranno in Italia alcuni studenti nepalesi per uno scambio culturale e didattico. A tal proposito, per l’acquisto di abiti e scarpe in chiesa per i ragazzi di Thamel è stato raccolto circa mezzo milione.
A suon di marcia il corteo è poi giunto fino al Municipio all’interno del quale si è svolta una conferenza ed è stata consegnata al capo spedizione Faro dal primo cittadino di Pedara la bandiera del Comune. Il sindaco Saretto Pulvirenti ha, quindi, sottolineato "l’importanza per l’intero territorio del progetto a livello scientifico e culturale di Etna for Everest al quale hanno fatto eco il vicesindaco Giuseppe Pappalardo, gli assessori, Sebastiano Sciuto, Nuccio Reitano, Anthony Barbagallo.
Il vice presidente del Consiglio provinciale Natalina Costa ha porto gli auguri e i saluti del presidente Nello Musumeci. Erano presenti tra gli altri il presidente ed il vicepresidente del Consiglio comunale Taverna e Laudani, il presidente della Pro Loco Alfio Maccarrone, i DiMa di Protezione Civile Alfio Pittera ed Aurelio Di Termine, Arturo Scalia, esperto di nutrizione, il vicepresidente del Cai di Catania Giovanni Condorelli e il segretario della sezione pedarese Saro Leotta, il vice presidente del Gal valle etnea- Leader 2, Giuseppe Spina. i carabinieri e i vigili urbani delle locali stazioni, la Cnsas, il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Nicolosi, il Corpo degli Alpini e sezioni isolane del Cai, i carabinieri e i vigili urbani dei comandi locali.
Ornella Ponzio
L’ABBRACCIO SMASCHERA L'EMOZIONE
Persino la banda arriva a salutare gli alpinisti fatti in casa.
Notte prima degli esami. I sei di Etna for Everest avranno passato con quell’ansia che tutti conosciamo, il preludio del grande giorno della partenza? Rigirandosi continuamente nel letto, non trovando l’incavo giusto sul guanciale, vagando per casa senza sosta, chiudendo gli occhi sul divano. E nulla da fare. Come quando devi affrontare una prova importante o quando sei preso da un amore e la smania non ti dà pace.
Giurano tutti che sono stati catturati da Morfeo, accolti da un sonno profondo e ristoratore.
Sarà. Anche la mascotte del gruppo lo studente misterbianchese Orazio Aiello, 17 anni, assicura una tranquillità da consumato uomo di mondo. "Non vedo l’ora di arrivare sull’Everest". E ringrazia il paziente papà che gli ha permesso di partecipare all’avventura. Il professor Angelo Rapisarda e Mimmo Caruso i " vecchi" del gruppo, prendono seraficamente un caffè ristretto al bar, attendendo il pullman dell’Etna che li accompagnerà all’aeroporto di Catania.
Antonio Privitera, geometra al Comune di Trecastagni, sulle spalle lo zaino e la figlia Rosellina; ha soltanto sette anni ma capisce che si tratta di un viaggio bello e difficile. "Non ci sono tutte queste persone e la banda quando partiamo noi". E’ tutta contenta che il suo papà sia stato scelto per andare su quella montagna alta e vorrebbe essere con lui in aereo e volare tra le nuvole. Fabrizio Meli "Doctor Tree", due giorni di telefonino staccato per meglio concentrarsi e una bella scorta per tutti di creme e latti sunblock.
"Ho riposato poco stanotte, sento il carico della responsabilità. Ma sono davvero felice per questa partenza e porto il bel bagaglio di aiuto e solidarietà che mi hanno "preparato" i ragazzi della Pro loco e del Cai, la Chiesa e la gente di Pedara. Un affetto ed un calore che non avrei mai immaginato. Quasi si commuove il capo spedizione Nuccio Faro mentre viene tirato a destra e sinistra dagli amici nella piazza del Municipio".
E’ tardi. Tempo di correre a Fontanarossa si rischia di perdere il volo per Roma – Karachi. Baci, abbracci, lacrime di familiari trepidanti che avranno notizie dei coraggiosi scalatori solo attraverso le pagine del giornale. Collegamenti e telefonate sono praticamente impossibili alle quote himalayane.
Li conforta Padre Scionti: "Pregate in queste settimane. Li sentirete più vicini".
Ornella Ponzio
|
 30-10-2001: prima tappa in Pakistan
AEROPORTI E BUSINESS CLASS
Hanno viaggiato nella comodità della business class gli uomini della spedizione Etna for Everest con le confortevoli Pakistan International Airlines.
Rispetto all'economy si possono meglio allungare le gambe ( tutti alti i nostri alpinisti) e ci si può stiracchiare sulle soffici poltrone, e poi champagne e menu di raffinati spuntini ed "abbuffate" da gran gourmet orientale, serviti da gentili e discreti assistenti di bordo.
E il volo va liscio come l'olio. Non c'è male come inizio.
Si fa scalo a Lahore, nel nord del Pakistan. Si nota immediatamente il massiccio spiegamento di forze armate a difesa dell'aeroporto. Tutti questi mezzi schierati infondono relativa fiducia. Ma, mentre sono in corso le manovre per l'atterraggio a Karachi, si scorgono un paio di carri armati e jeep dotate di mitragliatori. C'è un clima comprensibilmente pesante negli aeroporti semivuoti del Paese. Non si vedono occidentali. Solo una coppia di Marsiglia sul Boeing insieme ai trekkers etnei. Ma la nazione al confine con l'Afghanistan in questo momento, secondo Faro &Co., è il luogo più sicuro della Terra. Gli agenti passano continuamente al setaccio i viaggiatori, equipaggi compresi.
Controllano accuratamente tutti i bagagli e, rovistando dentro i grandi zaini del team catanese riescono a sequestrare a Fabrizio Meli e a Domenico Caruso tutte le pile per le lampade tascabili. Nulla di grave, gli altri componenti ne sono forniti. Guardano anche fra le cremine ad alta protezione solare del Meli, stupendosi dell'eccessiva quantità di tubetti e flaconi. C'è un sole caldo. Trenta gradi con un alto tasso di umidità.
Nuccio Faro, il capo spedizione, tiene d'occhio il giovane Orazio Aiello, anzi gli sta proprio col fiato sul collo perché vorrebbe comprare tutto ciò che vede nei duty free. Ed Orazio: "Ma qui con loro è peggio che avere la mamma dappresso". Anche Antonio Privitera non disdegna gli shop, rilucenti di bijoux, tessuti arabescati e bronzee divinità.
Impossibile per gli spostamenti da uno scalo all'altro configurare il telefono satellitare.
A Kathmandu, si spera che possa essere attivato. Non è stata raggiunta ancora la capitale del Nepal e vorrebbero già atterrare a Lukla (2.800 metri). Prima città del percorso obbligato della scalata. L'Everest e le sue incognite. Significa per i nostri alpinisti estendere al massimo le potenzialità fisiche e mentali. I ragazzi sono con l'adrenalina al top. Nessuna stanchezza e non risentono nemmeno del jet lag (quattro ore avanti rispetto all'Italia). Parlano del programma delle tre settimane fra Piramide e Campo Base, spingendosi fino a quasi seimila. Ma parlano pure, con commozione, della cerimonia organizzata a Pedara per la loro partenza. In mente, le parole dell'omelia di don Scionti: "Andate alla ricerca del bello del Creato".
Ornella Ponzio
LA PRIMA VOLTA"
Poco meno di un mese sull'Everest per i sei trekkers partiti da Catania domenica scorsa.
E' in assoluto la prima volta di un Cai siciliano sul Sagarmatha e quindi un grande orgoglio per Nuccio Faro, Angelo Rapisarda, Fabrizio Meli, Antonio Privitera, Domenico Caruso e per il diciassettenne Orazio Aiello. Saranno impegnati nella scalata alla vetta più alta del mondo ma anche in un progetto didattico e scientifico; diverse le finalità: sensibilizzare la scuola italiana sui problemi della salvaguardia dell'ambiente, l'analisi delle acque e della vegetazione della "sfruttata" regione del Solu Khumbu, uno scambio culturale con alcuni ragazzi nepalesi che soggiorneranno in Sicilia frequentando il liceo catanese Boggio Lera. Il progetto Everest 2001 prevede,inoltre, l'attuazione di alcune linee progettuali inerenti la difesa dell'ambiente sull'Etna.
Ornella Ponzio
|
 31-10-2001: arrivo a Lukla
KATHMANDU, COLLANE DI FIORI E TANTA GENTE
Accoglienza festosa per i con collane di fiori in stile hawaiano, nostri trekkers arrivati puntualmente a Kathmandu. Il piccolo e vetusto pullman attraversa la città. Il centro è popolato da un sacco di gente, perlopiù immigrati indiani che vogliono venderti di tutto. "Dieci anni fa era più tranquilla", racconta Angelo Rapisarda che è stato già qui. Ora è una specie di casbah multicolore ma sempre poverissima e caotica. Il traffico congestiona tutte le strade. La guida è a sinistra ma per il resto è una vera e propria giungla. Sembra di essere in India a New Delhi; strombazzamenti continui, nessuno stop, sulle auto si sorpassa senza frecce.
L’albergo è un po’ fuori, in periferia. Il tempo di sistemare i bagagli e sono tutti in pole position per la cena da consumare in un ristorante tipico, consigliato da un tirolese che vive a Kathmandu da oltre vent’anni ha sposato una nepalese ed ha un figlio di cinque anni. Dopo cena crollano tutti immediatamente per la stanchezza. Il briefing mattutino serve ad assegnare i compiti della giornata. Nuccio Faro insieme a Benji, una ragazza nepalese che parla bene italiano, guida un gruppo attraverso il misticismo di templi induisti e buddisti, mentre è in corso una suggestiva cerimonia funebre con la cremazione di una salma.
Il giovane Orazio ha incontrato, invece, i coetanei di una scuola di KTM e i loro insegnanti. Con un inglese alquanto maccheronico hanno discusso delle differenti realtà scolastiche ed ambientali. E nel pomeriggio nel cortile dell’istituto hanno fatto pure un falò.
Ornella Ponzio
LUKLA
Arrivo a Lukla. Prossima tappa: Namche Bazaar.
Passeranno la notte in un lodge posto a circa 2.600 metri in una gola stretta. Ospiti assieme a loro due spedizioni britanniche. I ragazzi di Etna for Everest hanno già sostenuto 4 ore di marcia, considerate tutto sommato, "comode" servite da esercizio d’acclimatazione. Sono arrivati a Lukla con un aereo da turismo. In tutto 10 persone a bordo. Qui hanno contattato i portatori sherpa e il loro accompagnatore.
Sono molto colpiti dallo scorrere della vita himalayana e soprattutto dagli sherpa. A parte i problemi di collegamento tra Pc e satellitare, procede tutto benissimo. Mangiano di gusto anche se la cena a Lukla lasciava a desiderare: riso, zuppa di cavolo (o qualcosa che gli somiglia) e uova sode. Rimpiangono quei deliziosi spuntini offerti sulle linee aeree pakistane.
Sveglia prestissimo e in marcia verso Namche Baazar.
Ornella Ponzio
|
 02-11-2001: pizza e spaghetti in Nepal
TEMPLI, GOLE STRETTE, PIZZA E SPAGHETTI
Templi induisti e gole strette di crapacciamenti infiniti. E’ un universo di colori e suggestioni il Nepal, una terra ruvida e allo stesso tempo fragile. Una settimana è già passata per i nostri sei trekkers di Etna for Everest, già impregnati in queste primissime tappe di acclimatazione di ritualità e di pungenti effluvi d’incenso. Sorpresi dalla dignitosa rassegnazione di un popolo estremamente povero ma intriso di poesia, affascinati dallo scorrere della vita himalayana e dagli sherpa, una tribù montana che, cinque secoli fa, dal Tibet si trasferì in Nepal ed ora i portatori e i sirdar guidano gli scalatori andando su e giù per l’ Everest.
In questi giorni i "ragazzi" dopo Lukla, hanno proseguito per Phakding e poi Namche Bazar (3500 metri); hanno incontrato parecchi turisti del no limits fino all’accesso del Parco, mentre durante il percorso si sono imbattuti in una spedizione emiliana.
E’ già buio quando rientrano dopo aver "guadato" il fiume Dudhakoski, attraverso i famosi "ponti tibetani". Il lodge è caldo ed accogliente, l’ideale per il prof. Angelo Rapisarda che si è beccato il raffreddore. Dopo riso insipido e zuppa di cavolo, il menu del giorno prevede: pizza e spaghetti. Nella terra dei monasteri più remoti, si segue la dieta mediterranea? La ragazza che gestisce il rifugio ha vissuto in Italia e ha portato con sé i segreti della nostra cucina. Angelo ed il pupillo Orazio hanno già preso i contatti per far venire in Sicilia i ragazzi nepalesi.
Cartina in mano, Nuccio Faro, Antonio Privitera e Domenico Aiello dopo il superamento di un passo a quattromila metri sono arrivati all’eliporto di Kunde e poi a Kumjung. Uno splendido villaggio protetto dalle porte di pietra e dal grande tempio sovrastato dal benevolo Occhio di Buddha. Tutt’intorno lastre e bandierine, testimonianze di preghiera di migliaia di fedeli.
Il saggio Domenico lancia gli auguri di compleanno per i figli e per la sua mamma.
Come si dice, stanchi ma felici vanno a riposare, nemmeno il tempo di uno sbadiglio. La prossima tappa sarà lunga e faticosa. Otto ore di marcia per raggiungere Tangboche.
Ornella Ponzio
|
 04-11-2001: abbiamo visto la cima dell'Everest!
LA CIMA DELL'EVEREST
Affetto, solidarietà e una punta d’orgoglio.
Con questi sentimenti la città di Pedara ha salutato i trekkers etnei nella giornata di festa realizzata per la loro partenza per l’Everest. Caratterizzata da una celebrazione eucaristica molto toccante celebrata da Don Scionti, le note della banda comunale ad accompagnare un lungo corteo con in testa: Nuccio Faro, capo spedizione, pedarese doc, Angelo Rapisarda, Fabrizio Meli, Domenico Caruso, Antonio Privitera, Orazio Aiello ovvero, i sei aspiranti scalatori della vetta più alta del mondo.
Grande entusiasmo ed altrettanta volontà per questi ragazzi, la cui età varia dai 50 ai 17 anni di Orazio, il "piccolino" del gruppo, "u carusu". Hanno lasciato le rispettive attività professionali per misurarsi in un’impresa ambiziosa rapportandosi ad una realtà tanto diversa dalla nostra. Hanno visitato freddi villaggi a quattromila metri, vissuto la magia di riti e cerimonie di quella civiltà lontana, in templi e città sacre "guardati" dal grande Buddha. Hanno abitato in lodge posti in inaccessibili sentieri e mangiato riso, zuppe di verdure orientali ed intrugli speziati ma hanno assaporato pure elementi della cucina italiana grazie ad una locandiera nepalese vissuta per un po’ nel nostro Paese.
E camminato ore ed ore, prima ad una temperatura mite e poi sempre più proibitiva. Ma stanno tutti bene, anzi sono felici. Tanto che non gli sembra ancor vero. Dormono cullati dai venti gelidi e spesso infidi che soffiano sulla Montagna. Dopo l’acclimatazione a Kathmandu, una città dai mille colori, una casbah sempre più congestionata e confusa, e in località dove la vita pare essersi fermata a qualche secolo fa, sono giunti a Lukla con un aeroplanino da turismo. Prima tappa del trekking. Alla fine del volo hanno tirato un bel respiro di sollievo. Lì hanno incontrato due spedizioni inglesi ed un’altra emiliana. Si sono già spinti oltre i quattromila metri, notando sul loro cammino i segni dell’esponenziale fruizione di queste zone. E’ ormai diventato un problema di notevole entità quello dei rifiuti, abbandonati sui fianchi del picco himalayano: bombole d’ossigeno, soprattutto, lasciate dagli scalatori, durante la discesa.
Quest’ultima settimana sarà sicuramente la più dura e difficile. Arriveranno ai piedi di una sella, sfiorando i seimila metri. Potranno essere sorpresi da bufere di neve, ma i nostri sono preparati a tutto anche se hanno sempre tenuto a precisare di operare in estrema sicurezza. Durante gli allenamenti sull’Etna, hanno sviluppato autonomia fisica e polmonare ma sono temprati anche dal punto di vista psicologico. Un elemento fondamentale per raggiungere l’obiettivo in un luogo come l’Everest. Una montagna che i tibetani chiamano Chomlugma: dea della grande madre Terra. Una montagna in cui è difficile avvertire i segni del cambiamento.
Grandi festeggiamenti sono previsti per il ritorno dei nostri prodi. Il sindaco Saretto Pulvirenti con la sua Giunta, ha anticipato, durante la cerimonia di saluto una doverosa accoglienza per i trekkers partiti proprio da Pedara. Così come ha fatto il vicepresidente del Consiglio provinciale Natalina Costa, porgendo gli auguri del presidente Nello Musumeci. Un plauso per la collaborazione va al Cai e alla Pro Loco di Pedara, nelle persone rispettivamente del segretario Saro Leotta e del presidente Alfio Maccarrone. I componenti dei due diversi sodalizi si sono mobilitati per mettere a punto gli ultimi dettagli della partenza.
Ornella Ponzio
|
 11-11-2001: in marcia verso il campo base
QUANDO SCORGEMMO L’EVEREST
"L’Everest era al nostro cospetto o meglio noi eravamo al suo. Siamo rimasti in silenzio, fermi quando si è stagliato davanti ai nostri occhi. Quei seracchi di ghiacciai infiniti e quelle morene che sembrano le punte di una corona tempestata di diamanti ci stordiscono e sembriamo bimbi disincantati ancora capaci di emozionarsi".
E' il pensiero Etna for Everest. I sei trekkers catanesi (Nuccio Faro, Angelo Rapisarda, Fabrizio Meli, Antonio Privitera, Domenico Caruso e Orazio Aiello) partiti da Catania una dozzina di giorni fa per scalare il picco himalayano, stanno benissimo proseguono il percorso per arrivare ai seimila. Sembra incredibile ma tornando dalla lunga tappa di Tangboche, non hanno trovato posto per la notte. Tangboche come Cortina. Tanto che sono stati costretti a vagare nella foresta dei rododendri, alla ricerca di un rifugio.
Alla fine di sentieri tortuosi, molto frequentati dagli sherpa che vanno su e giù con i loro yak carichi di masserizie, capitano una stamberga: meno due gradi in camera. Dalla finestra, "istoriata"da un paio di centimetri di ghiaccio, si insinuano fin dentro i sacchi a pelo certi spifferi. Intanto è già domenica. Ma chi si arrisica a farsi la doccia? Angelo e Domenico: abbronzatura e barba lunghissima; non ci sono specchi, e l’uno guarda l’altro: "Proprio brutto".
La mascotte Orazio è il nuovo genio delle telecomunicazioni, ma a volte fa il pigrone e Nuccio Panzer gli ha dovuto fornire una bella verga di bambù da sostegno. Con Antonio funziona. Alla Piramide del Cnr c’è una popolazione. Anche una spedizione di asettici trentini che non perdono tempo per gli sfottò all’indirizzo degli etnei. Ma i nostri magnifici sei bruciano la tappa in quattro ore, lasciandosi dietro la comitiva. Il freddo li sta un po’ sfiancando.
Nel seracco del Khumbu la temperatura è di quasi 20 gradi sotto lo zero. Superando quota cinquemila, nel teatro delle vette dal Kala Pattar e del Lotse l’ossigeno è ridotto del cinquanta per cento, i movimenti rallentano e così le forze. Ma il morale è sempre alto. Qualche riserva sulla gastronomia locale. Più in alto si va, peggio si mangia. Riso scotto, patate lesse, zuppa di pollo (cotto con l’acqua nel quale è stato lavato). Per fortuna che, seppur raffermo, c’è ancora del pane di Caltagirone. E poi basta una carbonara fatta con la pasta che dove c’è quella c’è casa, per diventare gli chef migliori del Nepal.
A nanna presto, il Campo base è esigente e lì, Jack Frost è particolarmente "gelido".
Ornella Ponzio
|
 15-11-2001: un calcio al pallone a 6000 metri
ITALIA-NEPAL, CALCIO, PALLONI E "STIRAMENTI"
Proseguono le avventure dei sei alpinisti di Etna for Everest. Nuccio Faro, Angelo Rapisarda, Fabrizio Meli, Mimmo Caruso, Antonio Privitera e Orazio Aiello che, nelle sperdute altitudini tibetane non potevano farsi mancare nemmeno l’incontro di calcio; unendo sacro e profano.
I nostri si sono, infatti, ritrovati in piena atmosfera da "Sette anni in Tibet", in un inaccessibile e splendido monastero buddista a Pheriche. Monaci smilzi, dalle espressioni eteree, avvolti in morbidi panneggi rossi, intonavano interminabili mantra e bajan. Tediati dalla nenia lamentosa sono usciti tutti, ad eccezione del giovane Orazio, quel "carusu" sensibile ed attento, che ha seguito la funzione e alla fine ha offerto un pezzo di cioccolata ai monaci-bambini barattandola con pane e biscotti cosparsi di semi tibetani.
Intirizziti dal freddo, di buon’ora, sono scersi verso Kumjung per tenere una lezione e consegnare agli alunni della scuola locale gli abiti comprati con il denaro raccolto a Pedara. Jeans e colorati pullover jacquard per stampare sorrisi sinceri sui volti di questi ragazzini che non si allucinano di Playstation, sognano cose semplici e non vedono l’ora di venire in Italia, pensandola come una specie di Disneyland. A proposito, l’ambasciata francese (che cura gli interessi dell’Italia nel Paese) avrebbe messo grossi "bastoni burocratici" al rilascio del visto agli studenti nepalesi in soggiorno a Catania.
E i grattacapi sono continuati. Proprio per colpa di una palla. Hanno sfidato le incognite del capo del mondo: insidie di ponti sospesi e spaventosi crepacciamenti. Hanno dormito dentro inospitali lodges, lastricati di ghiaccio, e mangiato di tutto. Sono arrivati fino quasi ai seimila, accarezzando gli alti fianchi tempestosi dell’Everest. E da tutto questo sono usciti indenni. Poi quel mattacchione di Antonio... Voleva mostrare al preside e ai ragazzi della scuola di Thamel, l’italica arte calcistica. Un tiro a uno pseudo-pallone (e la rocambolesca rovesciata non potrà nemmeno essere rivista al moviolone) et voilà, lo stiramento. L’intoppo ha costretto il gruppo a dividersi temporaneamente. Angelo ed Orazio proseguiranno le lezioni, Fabrizio andrà all’ospedale di Kunde al quale la spedizione ha devoluto tutti i farmaci, per fortuna rimasti inutilizzati, più un centinaio di dollari; i gagliardi "per forza" Nuccio e Mimmo hanno noleggiato un cavallo per Antonio, e lo scorteranno fino a Phakding, dove sperano di giungere senza difficoltà, mentre il resto del gruppo rimarrà a Namche Bazar. Intanto nevica.
Ornella Ponzio
|
 18-11-2001: "Everest, un'emozione unica"
RITORNO ALL'ETNA
CATANIA. "Nella vita, raramente si possono provare emozioni così. Fortissime, indescrivibili. Emozioni davvero uniche. Perché eravamo saliti su una meraviglia della natura. Perché tentare di raggiungere l’Everest è una delle sfide atletiche più dure del mondo. Perché devi mantenere a tutti i costi, la stabilità mentale e comportamentale oltre che fisica, se vuoi arrivare. Siamo stati catapultati in un’infinita scenografia attraente e spaventosa. E siamo usciti da questo teatro sani e salvi".
Una disgrazia era avvenuta proprio nei giorni del nostro arrivo. Vittima, un’intera spedizione spagnola. "Era saltato il capocordata e i componenti erano finiti giù nel crepaccio che sembrava un vero e proprio un abisso. Morti. Erano morti tutti. Non passava giorno, che non sentissimo i motori degli elicotteri che portavano giù gente ferita o per la quale non c’era più nulla da fare".
Sono atterrati a Fontanarossa gli alpinisti catanesi di Etna for Everest dopo tre settimane sul capo del mondo. Barbe lunghe, sguardi un po’ appannati dal fuso orario, un paio di chili in meno. Sono arrivati a Catania, dopo un’odissea di quasi venti ore in giro tra aeroporti internazionali, dove sono stati controllati continuamente da soldati armati fino ai denti. Raccontano di getto, senza fermarsi, come se avessero tenuto tutto dentro fino a quel momento. Raccontano la loro irripetibile avventura alla "Indiana Jones":
"Alla "nostra" vetta, sopra il Kala Pattar, siamo arrivati senza quasi capire più nulla, carenti d’ossigeno (sotto il 54 per cento) ma saturi d’adrenalina, eccitati e inebetiti dalla bellezza della "grande Madre dea della terra". Il cielo era pulito, terso, di un azzurro ipnotizzante. Pochi minuti di calma apparente, poi si è scatenata la tempesta.
"Un vento gelido, bestiale, 25 gradi sottozero. Abbiano avuto una tachicardia da stress, da freddo. Da emozione. I nostri passi erano lenti e stanchi come se avessimo avuto cento chili sulle spalle. Tuttavia eravamo ben pilotati da un’enorme forza di volontà. Una grande forza di volontà che ci ha consentito di andare avanti fino all’obiettivo".
Poi, la depressione postquota. "Scendendo, abbiamo visto uno sherpa andato in tilt. Piangeva come un bimbo. Isteria anche per un inglese grande e grosso. Noi ce la siamo cavata, per fortuna, senza crisi".
Fabrizio Meli ha condotto le sue brave ricerche sull’inquinamento, la vegetazione, l’impatto antropico. Il professore e l’allievo, Angelo Rapisarda ed Orazio Aiello, la mascotte, diciassette anni di maturità e genio informatico, hanno avuto anche il tempo di "andare a scuola", e hanno incontrato gli studenti che arriveranno in Sicilia il prossimo gennaio.
Il saggio Mimmo Caruso e Nuccio a noleggiare, nell’ultima settimana, cavalli e yak per il "calciatore per caso" e stirato Antonio Privitera. Nessuna divergenza, nessuna tensione fra loro, comunque. L’uno incoraggiava l’altro per tenere alto il morale, l’attenzione, per restare compatti. Un grande spirito di squadra, "tenuto" dal fermo capo spedizione Nuccio Faro il "panzer".
Avvertivate l’assenza di casa vostra, della vostra terra?
"Ci mancavano l’Etna, il calore della terra, la cucina, la raviola di ricotta, gli odori di casa, insomma. Di quel popolo ci ha, invece, colpito la grande spiritualità. E i festival tutto l’anno: musica, bandierine, festoni ed ubriacature. Tutto per esorcizzare la povertà".
Sono tornati stanchi, affaticati, sì, però soddisfatti per avere vissuto un’esperienza magnifica, indimenticabile, che li ha forgiati ulteriormente.
Ornella Ponzio
|
|
|